Ottimo presente. Otto lezioni di psicologia positiva per cambiare in meglio la nostra vita. Renzo ARDICCIONI (recensione di Andrea POLIDORO)

Renzo Ardiccioni: Ottimo presente. Otto lezioni di psicologia positiva per cambiare in meglio la nostra vita, Giovanni Fioriti Editore, Roma 2020, pp. 172, Euro 18.00
Recensione di Andrea Polidoro

In un linguaggio fluente, comprensibile a tutti, divulgativo ma senza perdere nello spessore della competenza, Renzo Ardiccioni ci parla di come e perché essere positivi. In tempi come questi, davvero duri per trovare spiragli di positività nei gesti e nelle speranze, oltre che nelle terribili notizie dei mass media, un bel bagno di ottimismo era proprio necessario!

Mi sono dunque imbattuto in questo titolo delle edizioni Fioriti e quindi presto sono stato lesto nel leggerlo.

I concetti su cui si basa la Psicologia Positiva sono quelli che spesso vengono dati per scontato e pure sono davvero importanti per condurre una gradevole vita: il miglioramento della  qualità di vita, la cura delle relazioni interpersonali, il sentimento di efficacia personale, la ricerca del proprio benessere fisico tramite l’alimentazione, lo sport, una sana sessualità.

E la chiave è: mantenere il desiderio vivo per iniziare e condurre il percorso a tutto questo e non l’approdo! Già, sembra che in fondo sia molto più importante il viaggio desideroso alla conquista di quanto appena accennato piuttosto che la realizzazione in sé, come a voler dire una cosa che una zia insegnante soleva dirmi da piccolo:  “manteniamo vivo e vitale l’interesse e le cose si faranno da sé” .

Le lezioni di vita che ci vengono fornite sono otto, come i capitoli del testo, sebbene l’ultimo sia piuttosto una considerazione riassuntiva.

Trovo onesto da parte della Psicologia Positiva non contrapporsi alla negatività del trauma, della sofferenza, del dolore , della devianza o del disfunzionamento, oggetti di indagine di ogni terapeuta. Piuttosto essa è l’approfondimento delle risorse possibili del soggetto, risorse che trovano luogo nell’espressione di virtù, valori, integrità, onestà, coraggio. Il 1° capitolo ci introduce  a ciò che la Psicologia Positiva è: lo studio delle condizioni e dei processi che contribuiscono allo sviluppo e al raggiungimento ottimale delle proprie aspirazioni da parte degli individui, dei gruppi e delle istituzioni. Il testo è davvero denso di suggerimenti per migliorare questa ambizione  e di report di studi clinici a sostegno. Si può diventare inguaribili ottimisti sviluppando emozioni, pensieri, stati d’animo e comportamenti positivi? Secondo Ardiccioni sì, senza trascurare l’inevitabile negatività di eventi piccoli e grandi che potrebbero sottolineare in grassetto alcuni fasi del ciclo vitale. L’equivoco può insorgere se si parte con un pregiudizio: magari servisse soltanto pensare positivo! Durante la lettura, mi sono imbattuto in un’integrazione dei concetti che tanto vengono battuti dalla Psicologia della Salute, dalla Psicosomatica, dalla PsicoNeuroEndocrinoImmunologia. Per fare un esempio,  la flessibilità viene considerata come un tratto necessario in quel percorso fatto di sviluppo personale e self-help e la flessibilità, nel concepire il funzionamento dell’individuo bottom-up e top-down, è davvero un requisito indispensabile: leggere questo testo vuol dire rendersi flessibili a non banalizzarlo nel dire ma queste cose si sanno! anzi, piuttosto cavolo, me l’ero dimenticato che si può fare anche così o non l’ho mai saputo così chiaramente!.

Nel Cap. 2 vengono analizzati brevemente alcuni concetti che qualsiasi buon corso di Psicologia del benessere  può ricordarci, ma il linguaggio è sempre quello del rispetto e del mettere in guardia, un’ottima combinazione per mantenere l’attenzione viva. Concetti come resilienza, adattamento, coping, emozioni positive e negative fino al pensiero laterale: ciascun problema può essere risolto da vari punti di vista dando spazio alle intuizioni, ai pensieri, alle idee fuori dalla logica monodirezionale. A pagina 22, veniamo esortati a non cadere nell’equivoco secondo il quale cercare le sensazioni gradevoli nella giornata voglia dire essere ottimisti. No, non è questo ciò che occorre. Essere ottimisti vuol dire operare per evolvere in maniera positiva, costruire, realizzare. Ciò aumenta lo spessore di un approccio alla vita che non è edonismo della giornata ma costruzione nel presente-futuro. In fondo, Aristotele ce lo insegnava con la sua eudaimonia, ossia la ricerca dell’eccellenza in base al proprio potenziale. Ecco quindi che l’edonismo, immediato, legato all’istante e non sempre così salutare, lascia spazio al benessere soggettivo inteso come soddisfacimento per la propria vita , rimpiazzando il concetto di “qualità di vita”.  Si tratta di vivere bene, integrando aspirazioni e vita quotidiana con le proprie risorse e possibilità.

Il libro è un percorso crescente alla comprensione di cosa voglia dire essere ottimisti. Eppure ho sempre pensato che bastasse dirsi: andrà tutto bene!. Sappiamo come nel 2020 questo incoraggiamento abbia fatto la fine che ha fatto.  Il 3° e il 4° passo-capitolo ci illustrano che cosa ci renda felici. Riporto quasi letteralmente: il benessere soggettivo dipende dall’estroversione, da una buona vita di coppia, da una professione interessante, dalla spiritualità, dagli hobby, dallo sport, dalla classe sociale e dalla salute soggettiva (ciò che noi pensiamo del nostro stato di salute, e non l‘oggettività dei medici!). Da qui si origina una nuova misurazione della felicità di un popolo: la FIL, Felicità Interna Lorda,  che fa rendere paesi economicamente poveri tra i più felici al mondo. Ho trovato suggestivo che si prenda in considerazione una eco-felicità, che dipende anche da come  sia fatta la nostra abitazione, o come sia strutturato il nostro quartiere. Un design della vita in generale, evoluto, stuzzicante, divertente, mai banale.  In appendice ritroviamo un piccolo e brevissimo test da autosomministrarsi per capire la propria FIL: io personalmente sono risultato medio, ho ancora un po’ da migliorare ma non sono affatto sulla cattiva strada!

Le dimensioni che dobbiamo curare in noi e nell’altro per fare del FIL personale un obiettivo concreto sono quelle affettiva-relazionale (amicizie, coppia, colleghi), quella cognitiva (valori, credenze) e quella comportamentale che poi non è altro che la diretta conseguenza delle prime due. Trovo pregevole l’approfondimento su due concetti che facilmente possiamo trascurare, dare spesso per impliciti. Il sentirsi in flow e l’amore per l’altro. Ho avuto la sensazione che si toccasse, a un certo punto, una tematica più religiosa che socio-pedagogica, ma non è così. Essere in flow vuol dire sentirsi determinato, concentrato, in equilibrio, sicuro in un’esperienza in cui il tempo si riduce al nulla o all’istante e in cui , in maniera autotelica, ci si diverte in piena gratificazione. L’ottimismo è anche questa modalità operativa ed esperienziale. E, per fare un esempio personale,  mi sono sentito meno in colpa se qualche libro, dopo avere saggiato che mi annoia, lo possa chiudere definitivamente, in barba al tempo e ai soldi spesi!.

Al di là dell’ironia, la capacità di Ardiccioni è rendere fruibili argomenti che possono coinvolgere intere sessioni di congressi o manuali di approfondimento. Un esempio ne è parlare di altruismo a metà del testo, come se, il comportamento prosociale fosse al centro del nostro benessere. In effetti, il sentimento di appartenenza a una Comunità rende più ottimisti e felici. I cosiddetti comportamenti ecoresponsabili, rispettosi del territorio, dell’altro, e del proprio ambiente, sono alla base della sensazione di avere sempre risorse in più per vedere il bicchiere mezzo pieno. Una nuova ecologia basata sull’optimum della propria esperienza personale e relazionale  consente di guardare al proprio interno prima di compiere il passo verso l’altro diverso da Sé. Lo sguardo ottimista non deve mai perdere il nesso con un sano realismo. Forse il punto debole del testo è proprio questo capitolo: più una riflessione a larghissime maglie sulla convenienza della generosità, condito da buoni consigli,  che un approfondimento scientifico. Ci sta, mantenere vivo l’interesse quando si parla di buone pratiche per l’altro non è semplice. Molti politici lo sanno, ahinoi.

Si torna invece ad accendere l’entusiasmo con la lezione numero 6, una vera e propria elegia in prosa  dell’amore nella coppia, nell’amicizia e nella popolazione. Non a caso il titolo è Omnia vincit amor.  L’amore in generale si fonda sul rispetto della fiducia, della bontà, dell’intimità, dell’onestà. Le culture collettiviste, per esempio quelle asiatiche, possono fondarsi sull’amicizia e l’altruismo, quelle individualiste, più occidentali, sulla forza del sentimento. L’orientamento attuale, frutto della globalizzazione, è un mix di queste. La positività si mantiene alta e proficua se c’è un’attenzione accesa e orientata a mantenere felice un amore, nella coppia e nella vita relazionale in genere: il minding verso la costruttività e la crescita,  la negoziazione, il perdono, la gratitudine, l’apertura, la gentilezza, la coscienza e la consapevolezza. L’illusione-disillusione avrà ben poco spazio se un buon realismo permetterà di essere positivi: ottorealismo. E’ in questa descrizione della forza dell’amore che gli elementi descritti nei primi capitoli trovano massima espressione. Il testo ha una particolare connotazione spirituale che lo fa orientare a tutti, specialisti della psicologia, appassionati del buon vivere, amanti della vita. E’ psicoeducativo, divulgativo, pragmatico, profondo nella umiltà di cui è permeato.

L’ho trovato utile? Sì, per la caparbietà con cui l’Autore spinge a crederci e a trovare il risvolto positivo attraverso la presa di coscienza della nostra natura relazionale, interna ed esterna.

La conclusione è lasciata alla descrizione di tecniche per la crescita di questa consapevolezza. Si tratta soprattutto di strategie bottom-up, proprio perché l’ottimismo, che è il sale della vita, nasce e cresce nell’intima connessione corpo-mente. I suggerimenti ad attivarsi con la Mindfulness, l’agopuntura, lo QiGong, l’EMDR, l’autoipnosi, la pet-therapy, l’attività sportiva, sono affrontati con serietà e giustificazione scientifica. Essi coinvolgono l’intero processo energetico, integrando canali sensomotori con quelli della riflessività.

Auguri a tutti di una buona e sana lettura, e ricordatevi, c’è sempre un modo per uscirne!

Andrea Polidoro
Psichiatra
Psicoterapeuta (Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica – SIPP)
EMDR Italia
Centro Italiano Studi Mindfulness-CISM
Viale delle Milizie 138, Roma
a.polidoro9393@gmail.com

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