Binge Eating Disorder e Bulimia. Il trattamento dialettico comportamentale (recensione di Pier Giuseppe VINAI)

Safer D.L., Telch C.F., Chen E.Y.(2011) Binge Eating Disorder e Bulimia. Il trattamento dialettico comportamentale.  Raffaello Cortina, Milano.
di Pier Giuseppe Vinai

I traslochi non si possono annoverare tra i momenti di maggiore attività intellettuale, ma a volte hanno effetti collaterali interessanti.

Spostando libri nella mia nuova biblioteca ho ritrovato (o, per dire il vero, mi è caduto dallo scatolone in cui lo avevo riposto) questo libro di Safer, Telch e Chen, regalatomi dall’editore anni fa, la cui lettura era stata rimandata sine die come i buoni propositi di cui è lastricata la strada dell’inferno.

Ho iniziato a sfogliarlo più per trovare una scusa all’interruzione del mio lavoro di facchino, che per reale interesse; leggendo però  il piano dell’opera la mia attenzione  è passata da uno stadio pre contemplativo a quello molto più attivo di riflessione sulle similitudini tra due approcci solo teoricamente differenti, alla stessa  psicopatologia.

Il testo non è recente, ma purtroppo non ne sono stati pubblicati molti altri in Italia sul Binge Eating Disorder negli anni successivi.

Secondo il modello teorico della Terapia Dialettico Comportamentale, l’ambiente invalidante del paziente lo porta a non riconoscere, né a saper dare un nome, alle proprie emozioni, di conseguenza a non fidarsene, né a tollerarle quando sono un po’ più intense. L’invalidazione della propria esperienza soggettiva e dei propri stati interni lo indurrebbe a ricercare nell’ambiente esterno gli indicatori di adeguatezza, anziché far riferimento ai propri stati emotivi,  con la conseguenza di compromettere lo sviluppo del sé e di dipendere dal giudizio degli altri. Di conseguenza, l’abuso alimentare appare come una strategia disfunzionale per tollerare le emozioni cui non si sa far fronte in altro modo.

L’obiettivo  dei terapeuti, secondo gli autori, diventa quindi quello di aiutare i pazienti a riconoscere e a gestire meglio le proprie emozioni, anziché affogarle nel cibo; e sin qui praticamente non vi sono differenze con quanto facciamo noi cognitivisti tutti i giorni.

La modalità con cui si tenta di raggiungere questo risultato è per così dire duplice. Da una parte ci si focalizza sul sintomo, sulla necessità/possibilità di interromperlo sin dall’inizio della terapia (magari fosse facile!) poiché il comportamento disfunzionale, oltre ad arrecare un danno fisico al paziente, ne lede l’autostima e il senso di auto efficacia. Dall’altra, vi è una estrema attenzione al paziente, al suo percorso terapeutico, alle difficoltà che incontra e a come affrontarle insieme. Il messaggio di fondo è : “So che ce la puoi fare e sono qui per aiutarti a farlo!” Gli strumenti usati sono la mindfulness e le  strategie dialettiche: una miscela personalizzata di accettazione di sé e di spinta al cambiamento, che sostituisce le visioni dicotomiche tutto-nulla di questi pazienti, ma anche le strategie di problem solving, oltre alle strategie motivazionali e di mantenimento dell’impegno preso con il terapeuta. Confrontando quanto suggerito dagli autori con il mio operato quotidiano  in terapia, non ho trovato grosse differenze né a livello teorico né a livello operativo, ma interessanti spunti di riflessione, modalità di intervento condivisibili e tecniche integrabili in un percorso cognitivo comportamentale quale è il mio. Ho inoltre riconosciuto possibili campi di applicazione della Self Mirroring Therapy all’interno degli interventi tipici della DBT.

Ogniqualvolta trovo più similitudini che differenze in modelli “teoricamente” differenti di intervento psicoterapeutico mi sorge un dubbio amletico: ”Ma se obiettivi, e spesso strategie per raggiungerli, non sono così dissimili, perché si continua  suddividere la psicoterapia in mille modelli, a volte contrapposti, anziché ricercare i fattori comuni di efficacia evidence based?

Già nel lontano 1975 Luborsky e Singer utilizzarono la metafora del verdetto del dodo di Alice nel paese delle meraviglie: “Tutti hanno vinto e tutti meritano un premio”, per evidenziare la presenza di elementi utili in tutte le forme di psicoterapia….

La domanda era intrigante, ma purtroppo proprio mentre iniziavo  a rifletterci l’invito degli altri membri della famiglia a non sottrarmi ai miei doveri di facchinaggio mi ha distolto dai miei pensieri… d’altro canto i libri da spostare sono ancora molti…. Ci penserò in un altro momento …. E continuerò anche la lettura di questo libro, senza aspettare che mi cada in testa dallo scaffale in cui lo sto riponendo! Ne vale la pena.

Promesso…

Piergiuseppe Vinai
Medico, Psicologo, Didatta della Società Italiana di Terapia Cognitivo Comportamentale, co–ideatore della Self Mirroring Therapy

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