Le neurodivergenze rappresentano variazioni naturali del funzionamento cerebrale: autismo, ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), disprassia, sindrome di Tourette e plusdotazione. Non sono malattie, ma modi unici di percepire e interagire con il mondo, con una prevalenza stimata del 15-20% nella popolazione. A livello neurobiologico, la neurodivergenza corrisponde a un cervello che si sviluppa ed è cablato in modo divergente dalla maggior parte delle persone. Questo implica un modo diverso di percepire e gestire sensazioni, emozioni e pensieri, influenzando direttamente le azioni. In ambito giuridico, queste differenze possono generare malintesi profondi: tratti innocui rischiano di diventare sospetti di colpa o segnali di incapacità, sia nel settore penale che in quello civile.
Capire le neurodivergenze nel quotidiano
Immaginate di navigare in un mondo disegnato esclusivamente per “neurotipici”: rumori assordanti, regole sociali implicite e costanti pressioni relazionali. Per una persona neurodivergente, questo si traduce spesso in sovraccarico sensoriale, difficoltà comunicative, iperfocus su dettagli specifici o un’intensità emotiva estrema. L’autismo può portare a rigidità cognitive preziose per l’analisi, l’ADHD esprime un’energia creativa esplosiva mista a impulsività, mentre la plusdotazione offre una profondità analitica unica che, tuttavia, può talvolta causare isolamento sociale.
Nei tribunali — ambienti per definizione rigidi e ad alta pressione — questi tratti possono apparire come evasione, aggressività o disinteresse. La psicologia giuridica fonde il sapere psicologico e il diritto per valutare i comportamenti reali, superando gli stereotipi. Aprire gli occhi su queste sfumature cambia radicalmente la prospettiva giudiziaria.
Difficoltà nel percorso penale: minori e adulti
Minori neurodivergenti sotto i riflettori giudiziari
Immaginiamo un adolescente con autismo seduto in aula: per gestire l’ansia e il sovraccarico sensoriale, dondola o si sfrega le mani (“stimming”). Questo comportamento di autoregolazione può apparire erroneamente come irrequietezza sospetta o scarsa collaborazione. Sebbene l’art. 90-quater c.p.p. offra indicatori per valutare la “particolare vulnerabilità”, la prassi privilegia spesso le persone offese (vittime). Gli imputati neurodivergenti restano così esposti allo stress processuale senza adattamenti specifici che ne garantiscano la piena partecipazione conscia.
Il giudice forma il proprio “libero convincimento” (ex art. 192 c.p.p.) motivando le prove valutate. Senza una perizia adeguata, l’evitamento dello sguardo o le risposte eccessivamente letterali diventano, agli occhi della corte, segnali di menzogna. La giurisprudenza riconosce tuttavia che i disturbi del neurosviluppo possono integrare il vizio parziale di mente (art. 89 c.p.): se la capacità di intendere o di volere è “grandemente scemata” ma non esclusa al momento del fatto, la pena deve essere diminuita.
Adolescenti imputati: ADHD, oppositività e sostanze
Negli adolescenti il quadro si complica ulteriormente. L’ADHD si associa frequentemente a comportamenti oppositivi-provocatori in contesti conflittuali: impulsività e disregolazione emotiva possono generare liti, danneggiamenti o furti impulsivi. A ciò si aggiunge un rischio significativamente più alto di uso precoce di alcol e sostanze, spesso utilizzate come forma di “automedicazione”, per senso di appartenenza al gruppo o per una ridotta valutazione delle conseguenze. La lettura psicologico-giuridica deve distinguere l’intenzionalità antisociale dall’impulsività neuroevolutiva, pesando il funzionamento, le comorbidità e il contesto sul fatto specifico.
Adulti: il circolo vizioso tra tribunale e carcere
Gli adulti neurodivergenti sono sovrarappresentati in carcere. Espressioni affettive “piatte” e risposte letterali vengono spesso scambiate per mancanza di rimorso. Sebbene l’art. 27 della Costituzione imponga una pena rieducativa, l’ambiente carcerario tende ad amplificare i sovraccarichi sensoriali, vanificandone gli effetti. Inoltre, il desiderio autistico di compiacere l’autorità può generare confessioni false per sfuggire allo stress ambientale: non si tratta di manipolazione, ma di una strategia di coping neurobiologico.
Lo Psicologo ex art. 80 O.P.: l’osservazione nel contesto detentivo
Se il CTU interviene prima della sentenza, lo psicologo esperto ex art. 80 della Legge 354/1975 interviene durante l’esecuzione della pena. Il suo ruolo è l’osservazione scientifica della personalità per redigere il programma di trattamento rieducativo. In presenza di detenuti neurodivergenti, la sua funzione diventa vitale: deve per esempio saper distinguere tra una reale “resistenza al trattamento” e un sovraccarico sensoriale o cognitivo dovuto alla vita in cella.
L’esperto ex art. 80 ha il compito di segnalare alla Direzione e alla Magistratura di Sorveglianza la necessità di misure alternative o di regimi detentivi attenuati, laddove il carcere risulti incompatibile con il funzionamento neurobiologico del soggetto. Senza questa competenza specifica, il rischio è che il detenuto neurodivergente venga sanzionato disciplinarmente per comportamenti che sono, in realtà, manifestazioni di stress clinico, alimentando un sistema di punizione che tradisce la finalità rieducativa prevista dall’art. 27 della Costituzione.
Neurodivergenze e reati minori
Essere neurodivergenti non implica criminalità, ma alcune caratteristiche facilitano condotte inopportune che richiedono una lettura fine del nesso neuropsicologico, senza attenuare automaticamente la responsabilità:
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Autismo: le difficoltà nella decodifica socio-relazionale possono confondere i confini impliciti o i segnali di stop; condotte insistenti nascono spesso da una cattiva lettura relazionale.
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ADHD: l’impulsività può generare agiti rapidi o furti.
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Sindrome di Tourette: lo stress ambientale può amplificare la disorganizzazione comportamentale.
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Plusdotazione: può manifestarsi una forte rigidità verso regole percepite come “illogiche”.
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Disprassia e DSA: possono causare difficoltà nei contesti formali o nella comprensione di norme e procedure complesse.
Ambito Civile: la tutela quotidiana
Famiglia e minori: affidamenti con occhi nuovi
Nelle procedure di separazione, la rigidità autistica viene spesso interpretata come “incapacità”, la disorganizzazione dell’ADHD come “incoerenza” e l’intensità della plusdotazione come “ipercontrollo”. L’art. 337-ter c.c. impone però di dare priorità all’interesse superiore del minore: la valutazione deve vertere sulla qualità della cura concreta, non sulla conformità a stereotipi comportamentali.
Adulti e autonomia: l’Amministrazione di Sostegno
La Legge 6/2004 (art. 404 ss. c.c.) prevede l’Amministrazione di Sostegno (AdS) per supportare la gestione di beni, cure o contratti senza esautorare il soggetto. La giurisprudenza di legittimità (Cass. 5088/2025) ribadisce che la misura deve sussistere solo per necessità provata, preservando la massima autonomia possibile: uno strumento ideale per gestire i picchi o le lacune specifiche dei profili neurodivergenti.
Lo Psicologo Giuridico: traduttore tra cervello e diritto
L’esperto ausiliario di PG o del PM, il CTU o il CTP agiscono come veri “traduttori”. L’esperto ausiliario può porre le domande della PG o del PM in modo comprensibile e con un atteggiamento corporeo rispettoso del minore o della persona fragile neurodivergente. Il CTU può valutare l’imputabilità, il danno psichico o le capacità genitoriali, con uno sguardo esperto alla neurodivergenza. Il CTP può coaudiuvare il CTU in questi compiti portando la sua esperienza nell’ambito delle neurodivergenze negli adulti e nei bambini. Un’expertise specifica permette di spiegare per esempio che lo stimming è regolazione e non ostilità o può proporre alternative alla detenzione carceraria. Nell’ambito dell’AdS, lo psicologo certifica le limitazioni parziali (ex art. 408 c.c.) per cucire la misura addosso al soggetto.
La formazione degli operatori giudiziari su questo tema è il motore che moltiplica l’impatto di queste tutele.
Norme Chiave
Art. 90-quater c.p.p. – Condizione di particolare vulnerabilità
“Agli effetti delle disposizioni del presente codice, la condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa è desunta, oltre che dall’età e dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalità e circostanze del fatto per cui si procede. […]”
Art. 192 c.p.p. – Valutazione della prova
“1. Il giudice valuta la prova dando conto nella motivazione dei risultati acquisiti e dei criteri adottati. […]”
Art. 89 c.p. – Vizio parziale di mente
“Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità d’intendere o di volere, risponde del reato commesso; ma la pena è diminuita.”
Art. 27 Costituzione – Finalità della pena
“[…] Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”
Art. 80 Legge 354/1975 (Ordinamento Penitenziario):
“Per l’opera di osservazione e di trattamento, l’amministrazione penitenziaria può avvalersi di esperti in psicologia, pedagogia, psichiatria e criminologia clinica […]”
Art. 337-ter c.c. – Provvedimenti riguardo ai figli
“Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi […]”
Art. 404 c.c. – Amministrazione di sostegno
“La persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno […]”
Bibliografia Essenziale
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Özgen H. et al. (2021). Treatment of Adolescents with ADHD and Substance Use Disorder. J Clin Med.
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Neurodevelopmental disorders in young violent offenders. Psychiatry Res. 2017.
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Spazio Asperger. Processo alla Neurodivergenza.
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Studio Legale MP. Neurodivergenti e Amministrazione di Sostegno.
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FrancoAngeli. Neurodivergenze: Teorie e Strumenti. 2023.
03/05/2026 – Dott.ssa Silvia Garozzo

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