Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) negli adulti è tradizionalmente riconosciuto per le sue manifestazioni neuropsichiatriche legate a disattenzione, iperattività e impulsività. Tuttavia, studi recenti stanno svelando un quadro clinico ben più complesso, suggerendo che l’ADHD potrebbe essere parte di una vulnerabilità sistemica che predispone gli individui a una serie di comorbilità fisiche, dal dolore cronico ai disturbi gastrointestinali funzionali e all’affaticamento.
È fondamentale premettere che, sebbene le associazioni siano evidenti, la natura esatta di queste relazioni e i meccanismi causa-effetto rimangono ancora in larga parte da definire con certezza. Queste osservazioni ci permettono di formulare ipotesi significative, sperando che stimolino ulteriori ricerche approfondite. Riassumiamo cosa emerge da alcuni di questi studi.
1. L’Affaticamento come Caratteristica Pervasiva
L’affaticamento è una caratteristica clinica comune e significativa negli adulti con ADHD. Uno studio ha rilevato che il 62% degli adulti con ADHD soddisfaceva i criteri per l’affaticamento, sperimentando una stanchezza maggiore rispetto ai controlli sani. È particolarmente interessante notare che gli adulti con ADHD e quelli con Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS) condividono molte caratteristiche cliniche ‘transdiagnostiche’, come difficoltà con umore basso, ansia e ridotta auto-efficacia, che impattano sul loro funzionamento generale. Questo suggerisce che approcci terapeutici basati sull’evidenza per la CFS potrebbero essere adattati per gestire l’affaticamento nell’ADHD adulto.
2. Le Comorbilità Gastrointestinali Funzionali
Un’ampia coorte di giovani adulti ha rivelato un’associazione significativa tra ADHD e una maggiore incidenza di disturbi gastrointestinali funzionali (FGID), tra cui dispepsia, costipazione cronica e sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Le persone con ADHD mostrano una maggiore frequenza di visite mediche per sintomi gastrointestinali e rinvii a specialisti gastroenterologi. È importante sottolineare che questa associazione non è stata riscontrata con disturbi organici come le malattie infiammatorie intestinali (IBD) o la celiachia.
Sebbene l’uso di metilfenidato, un farmaco comune per l’ADHD, possa aumentare il rischio di dispepsia e costipazione, l’associazione tra ADHD e FGID rimane indipendente dalla gravità dell’ADHD o dall’uso del farmaco. Le ipotesi sui meccanismi sottostanti includono una miscomunicazione tra il sistema nervoso centrale ed enterico, un meccanismo neurobiologico condiviso, l’influenza di comorbilità psichiatriche e un ruolo emergente dell’asse intestino-cervello e del microbiota intestinale. La presenza di ADHD in un paziente con sintomi gastrointestinali funzionali e risultati di laboratorio normali potrebbe di per sé supportare la diagnosi di un FGID.
3. Ipermobilità Articolare, Disautonomia e Dolore Muscoloscheletrico
Studi recenti hanno evidenziato una forte associazione tra le condizioni neurodivergenti (inclusi ADHD, autismo e sindrome di Tourette) e l’ipermobilità articolare generalizzata (GJH). La prevalenza di GJH è stata significativamente più alta nel gruppo neurodivergente (51% rispetto al 20% della popolazione generale), con una maggiore incidenza nelle femmine.
L’ipermobilità articolare non è solo una caratteristica fisica, ma media anche la relazione tra la neurodivergenza e altri sintomi fisici, in particolare la disautonomia (sintomi di intolleranza ortostatica) e il dolore muscoloscheletrico. I partecipanti neurodivergenti hanno riportato significativamente più sintomi di intolleranza ortostatica e dolore rispetto al gruppo di confronto. Si ipotizza che una variazione costituzionale nel tessuto connettivo possa essere un fattore unificante che predispone sia alla neurodivergenza sia al dolore e ai sintomi di disautonomia. Alterazioni nella funzione dell’insula, una regione cerebrale coinvolta nell’interocezione (la percezione dello stato interno del corpo), potrebbero contribuire all’aumento dei sintomi di intolleranza ortostatica nella neurodivergenza.
Ipotesi di Lavoro e Prospettive Future
Mettendo insieme questi studi, possiamo ipotizzare che l’ADHD non sia un disturbo isolato che colpisce solo la sfera neuropsichiatrica, ma possa essere una manifestazione di una predisposizione sistemica più ampia. L’affaticamento cronico, i disturbi gastrointestinali funzionali, la disautonomia e il dolore muscoloscheletrico potrebbero essere espressioni di meccanismi sottostanti condivisi, potenzialmente radicati in variazioni del tessuto connettivo o in una disfunzione dell’asse intestino-cervello e dei circuiti neurali coinvolti nell’interocezione.
Questo suggerisce che l’approccio alla gestione dell’ADHD e delle sue comorbilità dovrebbe essere sempre più integrato e multidisciplinare, coinvolgendo medici di base, gastroenterologi, neurologi e psichiatri. L’identificazione di queste comorbilità fisiche può non solo migliorare la qualità della vita dei pazienti, ma anche fornire nuove chiavi di lettura per la diagnosi e il trattamento.
È fondamentale ribadire che, sebbene le associazioni siano intriganti e supportate da dati robusti, le attuali ricerche non sono ancora esaustive per affermare con certezza relazioni di causa-effetto dirette o la natura precisa di queste interconnessioni. Sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare a fondo i fattori che mediano la gravità dei sintomi e per determinare se un approccio terapeutico combinato, che unisca le modalità neuropsicologiche per l’ADHD con il trattamento delle comorbilità fisiche, possa effettivamente portare benefici significativi ai pazienti e ridurre il carico sui sistemi sanitari. La speranza è che queste prime scoperte aprano la strada a una comprensione più olistica e a strategie di intervento più efficaci per le persone con ADHD.
Silvia Garozzo – 4 Agosto 2025
Fonti:
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