SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY – Recensione di Cecilia La Rosa

 Non perdetevi il nuovo Peter Parker, lo Spider-Man più intimo e delicato della Marvel.

Spider-Man: Brand New Day è un film davvero bello, che consiglio di andare a vedere. Un film che sorprende perché, dietro la spettacolarità degli effetti speciali, le bellissime scenografie e le grandi sequenze d’azione, racconta soprattutto una storia di amore, perdita e bisogno dell’altro.

E forse segna anche una piccola svolta nel cinema dei supereroi.

Perché al centro della storia, questa volta, non c’è veramente la lotta contro il male.

C’è l’amore.

O, ancora più precisamente, ci sono i legami affettivi, la loro perdita e il bisogno profondamente umano di ritrovarli.

Peter Parker è un eroe solo. Ha scelto di esserlo per proteggere le persone che ama: MJ e Ned non ricordano più chi sia, perché Peter ha accettato di scomparire dalla loro memoria. È stato un sacrificio eroico, ma il film mostra con grande delicatezza quale sia il prezzo psicologico di quella scelta.

Peter continua a salvare gli altri, ma non riesce più veramente a vivere.

Gli mancano i suoi amici, gli manca l’amore, gli manca la possibilità di condividere con qualcuno la propria storia. Ed è forse questa una delle forme più radicali della solitudine: non soltanto perdere le persone che abbiamo amato, ma essere gli unici a ricordare che quel legame è esistito.

A questo si aggiunge il lutto per zia May, della cui morte Peter continua in qualche modo a sentirsi responsabile. Il passato non è alle sue spalle: continua ad abitare il presente, a interrogare le sue scelte, a costringerlo a chiedersi se proteggere le persone che amiamo significhi davvero allontanarle.

È qui che Spider-Man smette di essere semplicemente un supereroe.

È un eroe tormentato, che riflette sulle conseguenze delle proprie decisioni. Per certi aspetti ricorda l’eroe omerico: come Ulisse attraversa prove straordinarie, ma dietro ogni battaglia conserva il desiderio profondamente umano di ritrovare una casa e qualcuno a cui tornare. La sua forza non cancella la nostalgia, la perdita, il bisogno dell’altro.

Anche l’incontro con la giovane telepata acquista allora un significato diverso. Peter cerca inizialmente di fermarla perché i suoi poteri stanno provocando conseguenze devastanti. Poi comprende qualcosa di essenziale: dietro la sua distruttività non c’è semplicemente la cattiveria.

C’è un’altra persona sola.

Una ragazza disperata che cerca la sorella perduta.

Peter può riconoscere il suo dolore proprio perché conosce quel dolore. Entrambi reagiscono alla perdita in modi diversi, ma entrambi stanno cercando la stessa cosa: qualcuno che non c’è più.

Ed è qui che, a mio avviso, il film raggiunge uno dei suoi momenti più belli.

Il vero antagonista non è una persona. È la perdita.

Il lutto attraversa l’intero film: la morte di May, la perdita di MJ e Ned, la ricerca disperata di una sorella, la cancellazione della memoria, la paura di creare nuovi legami perché potrebbero essere nuovamente perduti.

Eppure il lutto viene raccontato con una dolcezza insolita per un grande film d’azione.

Il lutto, in fondo, esiste perché prima è esistito un legame. E forse è proprio questo uno dei messaggi più profondi del film: non possiamo proteggerci dal dolore rinunciando alle relazioni, perché nel tentativo di non soffrire rischiamo di rinunciare anche a una parte essenziale della vita.

Per molto tempo il cinema ci ha raccontato eroi condannati alla solitudine, uomini e donne eccezionali che accettavano quasi stoicamente che il prezzo della loro missione fosse rinunciare all’amore, agli amici, alla normalità.

Qui accade quasi il contrario.

Peter comincia a comprendere che isolarsi non significa necessariamente proteggere gli altri. E che essere forti non significa riuscire a fare tutto da soli.

Abbiamo bisogno di qualcuno che ricordi chi siamo, di qualcuno con cui condividere la nostra storia, di qualcuno da amare e dal quale lasciarci amare.

È questa, per me, la vera novità di Spider-Man: Brand New Day.

Dentro un film spettacolare, pieno di azione, effetti speciali e scenografie magnifiche, c’è una storia sorprendentemente intima sulla necessità delle relazioni umane.

Il superpotere più importante non è quello che permette di arrampicarsi sui muri, volare tra i grattacieli o sconfiggere un nemico.

È la capacità di creare e conservare legami.

Possiamo essere fortissimi, coraggiosi, indipendenti. Possiamo perfino salvare il mondo.

Ma soli non si corre.

11/09/2026

Cecilia La Rosa, medico psichiatra, Centro Clinico de Sanctis, Roma. 

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