La scuola disabile. Uno spettro si aggira per le classi (recensione di Enrico CASTELLI GATTINARA)

M. Orestina Onofri: La scuola disabile. Uno spettro si aggira per le classi, Multimage, Firenze 2021, pp. 158, Euro 12.00
di Enrico Castelli Gattinara

Il libro di M. Orestina Onofri, La scuola disabile. Uno spettro di aggira per le classi, è la testimonianza diretta della vergognosa situazione nella quale molti “disabili” vengono tenuti in un certo tipo di scuola italiana. Si tratta di uno scritto militante di denuncia che racconta l’esperienza personale di una insegnante alle prese con una scuola che non si aggiorna, che non ascolta, che tratta con sufficienza chi non corrisponde alle aspettative e che procede sulla base di pregiudizi dannosi e difficili da scalzare. Una scuola “respingente” e autoritaria, ma anche rozza, strafalciona e spesso ai limiti della legalità. Tuttavia è anche il racconto di come sia possibile, sempre nella scuola italiana e pubblica, realizzare qualcosa del tutto in controtendenza rispetto a quanto denunciato: aggiornarsi professionalmente, dimostrarsi sensibili nei confronti degli studenti, combattere i pregiudizi e realizzare una didattica idonea a integrare e far lavorare tutti, con pari possibilità di successo, siano questi i figli della borghesia ricca, i  membri di famiglie povere e disagiate, gli stranieri immigrati, i ragazzi e le ragazze abbandonati e vilipesi e, appunto, i disabili.

È un libro che narra una lotta dura e difficile, che però ottiene non solo dei risultati straordinari, ma permette anche di aprire una crepa nelle certezze e nelle rigidità di un ambiente troppo sicuro di sé, troppo impaurito di fronte alla necessità di un cambiamento radicale nella didattica e nell’organizzazione, troppo rigido nella gerarchizzazione dei diritti e dei doveri. È la dimostrazione che anche nelle situazioni più difficili è possibile cambiare le cose e vincere battaglie sociali, politiche e professionali che si rivolgono ai soggetti più deboli. Il libro, quindi, ci spiega che non tutto è perduto; al contrario, tutto è ancora possibile. Basta volerlo con determinazione, costanza e competenza. Ma serve anche incontrare le persone giuste al momento giusto.

Certo, non bisogna pensare che la scuola descritta da Onofri sia l’unica esistente, perché in tutta Italia ci sono mille e mille esperienze virtuose che vanno in direzione opposta rispetto alla situazione descritta nei vari capitoli. Ci sono insegnanti comunque meravigliosi che proprio come la Onofri e la sua collega precaria di sostegno si spendono ben al di là dei loro doveri professionali, dell’orario di lavoro e dei compensi irrisori dello stipendio e delle sue misere integrazioni. Ci sono realtà scolastiche all’avanguardia, capaci di lavorare insieme e di aprirsi ai ragazzi, al territorio e ai problemi di tutti.

Però ci sono anche le realtà raccontate nel libro, dove vecchie mentalità insistono e persistono, dove l’autoritarismo e il servilismo conseguente la fanno da padrone e dove i più deboli, inevitabilmente, restano esclusi e non godono delle stesse opportunità che la Costituzione – Onofri insiste più volte su questo aspetto civico e civile – garantisce a tutti invitando a rimuovere qualsiasi ostacolo vi si frapponga. Le pagine che narrano l’esperienza di quei tre anni d’insegnamento fanno rabbrividire, e fa bene l’autrice ad accompagnare in nota il lettore a tutte le normative che in quella situazione venivano costantemente disattese (perché la scuola italiana, checché se ne dica, ha leggi e norme molto avanzate sia sulla didattica che sull’inserimento e il rispetto della disabilità in tutte le sue forme).

Onofri racconta come in un thriller che lascia col fiato sospeso fino al colpo di scena finale uno di questi casi, in un liceo italiano, dove un ragazzo cosiddetto “disabile” (che presentava una particolare variante dello spettro autistico) era stato condannato a priori – “per il suo bene” – a non svolgere l’esame finale di diploma. Incuria, scarsa professionalità, pregiudizi, chiusura e rigidità mentale, incapacità di ascoltare e superficialità mista a una buona dose di insofferenza e scelte di comodo da parte della dirigenza e delle insegnanti impedivano al ragazzo di esprimere le proprie capacità e le proprie potenzialità. È bastato cambiare il metodo d’insegnamento, introdurre metodologie realmente inclusive dividendo la classe in piccoli gruppi e suggerendo lavori che coinvolgessero realmente i ragazzi, ognuno secondo le proprie possibilità, per ottenere risultati del tutto in controtendenza a quelli delle lezioni “normali”, risultati molto incoraggianti e pieni di creatività. Un master svolto per aumentare le proprie competenze nell’ambito specifico di quel tipo di disabilità ha dato l’impulso decisivo a superare ogni ostacolo. Così, per tre anni, la lotta di Onofri è continuata sempre più determinata, aiutata alla fine anche da una legislazione scolastica che ha reso possibili nuove strategie operative e di intervento. Insieme alla madre del ragazzo, a una collega e alla neuropsichiatra, e poi a una provvidenziale presidente di commissione d’esame, è stato reso possibile al ragazzo sostenere l’esame finale, garantirgli il successo più che meritato e aprirgli la possibilità di iscriversi all’università (cosa che ha prontamente fatto ottenendo subito ottimi risultati).

Scritte in maniera piana e avvincente, le pagine aprono l’avventura umana di un rapporto sempre più intenso fra le diverse componenti della scuola, senza mai arrivare alla rottura con l’istituzione così respingente, ma al tempo stesso senza mai cedere e rinunciare a lottare per ciò che si crede sia giusto, e che d’altronde sta scritto anche nelle leggi. Non mancano i momenti di sconforto, il senso di sconfitta, i pianti e la rabbia. Onofri ci accompagna inoltre nell’innovazione didattica illustrandocene con convinzione i risultati, nel rispetto di uno scambio umano che non scade mai nel compianto assistenzialistico – anzi, lo rifiuta categoricamente – e si arricchisce sempre più di una crescita che è reciproca: del ragazzo che finalmente ha trovato un’opportunità, della classe che scopre nuovi e più proficui modi di lavorare insieme e dell’insegnante che impara a vedere e ascoltare, modellando le proprie strategie e scoprendo possibilità che rendono la scuola veramente uno spazio comune di crescita collettiva.

Questa è la scuola che insieme abbiamo il dovere ancora e sempre di costruire e ricostruire.

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Enrico Castelli Gattinara
insegna da quasi trent’anni nelle scuole medie, è chiamato a tenere lezioni presso università italiane e straniere e ha partecipato a numerosi convegni internazionali. Si è occupato anche di argomenti filosofici su cui ha scritto articoli e saggi.

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